Bruxelles prova a spegnere l’allarme energetico sull’asse Budapest-Bratislava. Dopo i danni all’oleodotto Druzhba, che dal 27 gennaio ha interrotto le forniture di greggio russo attraverso l’Ucraina, la Commissione europea ha assicurato che non vi è “alcun rischio immediato” per la sicurezza dell’approvvigionamento di Ungheria e Slovacchia.
“La Croazia ha confermato che greggio non russo viene trasportato attraverso l’oleodotto Adria verso l’Ungheria e la Slovacchia. Ulteriori carichi di petrolio non russo sono in arrivo al terminal croato”, ha dichiarato una portavoce dell’esecutivo comunitario al termine della riunione del gruppo di coordinamento sul petrolio convocata martedì mattina.
L’alternativa Adria
L’oleodotto Adria, che collega il terminal croato di Omišalj ai Paesi dell’Europa centrale, si sta dunque consolidando come rotta alternativa al Druzhba, infrastruttura attiva dagli anni Sessanta e storicamente centrale per le forniture verso Budapest e Bratislava.
Secondo quanto emerso nella riunione tecnica, Zagabria avrebbe confermato la capacità di trasportare fino a 15 milioni di tonnellate di petrolio verso Ungheria e Slovacchia. Il ministro dell’Economia croato Ante Šušnjar ha ribadito nei giorni scorsi che “attualmente petrolio non russo scorre normalmente attraverso il nostro sistema”, definendo l’Adria una “rotta di approvvigionamento sicura e affidabile”.
Il gruppo energetico ungherese MOL ha già ordinato carichi supplementari di greggio non russo da instradare tramite la Croazia, nel tentativo di compensare l’interruzione del flusso via Ucraina.
Scorte strategiche attivate
Parallelamente, sia Budapest sia Bratislava hanno iniziato a utilizzare parte delle loro scorte strategiche di emergenza, pensate per coprire 90 giorni di importazioni nette o 61 giorni di consumo. Secondo fonti europee, entrambi i Paesi avrebbero già rilasciato circa 250mila tonnellate di greggio ciascuno.
“In questa fase non sussiste alcun rischio immediato per la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue”, ha ribadito la Commissione, sottolineando che ciò che conta è garantire “forniture sufficienti”, indipendentemente dall’origine del greggio. Il prezzo, ha ricordato Bruxelles, resta determinato dai mercati.
Il nodo del greggio russo via mare
Resta tuttavia aperta una questione giuridica e politica: la Croazia starebbe valutando se possa legalmente importare greggio russo via mare per rifornire Ungheria e Slovacchia, alla luce delle sanzioni Ue e statunitensi contro Mosca.
“La Croazia ha comunicato che sta valutando la situazione, se possa legalmente accettare il greggio russo nel suo porto, sia secondo le sanzioni Ue che quelle Usa”, ha spiegato la portavoce della Commissione. Finora Zagabria ha sostenuto che l’Adria possa aumentare i volumi, ma senza necessità che le forniture siano di origine russa.
Tensioni politiche e opzione Odessa-Brody
L’interruzione del Druzhba ha alimentato anche uno scontro politico. Ungheria e Slovacchia accusano Kyiv di ritardare le riparazioni per motivi politici. L’Ungheria ha reagito ponendo il veto a nuove sanzioni Ue contro la Russia e bloccando un nuovo prestito europeo a favore dell’Ucraina, mettendo sotto pressione l’unità dei Ventisette.
Da parte sua, Kyiv sostiene di essere impegnata nelle riparazioni e ha proposto l’utilizzo dell’oleodotto Odessa-Brody come rotta alternativa per il trasporto di greggio verso i Paesi Ue. La Commissione sta valutando l’opzione, ma la definisce una possibile soluzione “di medio termine”, non immediata.
Nel frattempo, Bruxelles continua a monitorare la situazione attraverso il gruppo di coordinamento sul petrolio, con l’obiettivo di evitare che un’interruzione infrastrutturale si trasformi in una nuova frattura politica nel già delicato equilibrio energetico europeo.

